Quando i social superano le testate giornalistiche
Social, video e «content creator» ridefiniscono l'ecosistema dei media
A cura di Alice Vargiu
Immaginiamo uno scenario in cui la maggior parte delle persone non apre più il giornale e non accende più la TV per sapere cosa succede nel mondo, ma si affida ai feed dei social, ai video brevi o all’intelligenza artificiale. Quello che fino a qualche anno fa poteva sembrare surreale e futuristico, oggi è realtà. A rilevarlo è il Digital News Report 2026, una ricerca globale sul consumo dell’informazione, sulle tendenze e sulle abitudini nei diversi Paesi, sviluppata annualmente dal Reuters Institute dell’Università di Oxford.
I dati raccolti e analizzati dal Reuters Institute parlano chiaro e mettono in luce un importante sorpasso: per la prima volta, social media e piattaforme video hanno superato siti web e app delle testate giornalistiche come fonte principale di notizie, con il 54% contro il 51%. Il declino dei canali tradizionali è evidente: dal 2020 ad oggi, la televisione e i siti d’informazione hanno perso rispettivamente 13 e 12 punti percentuali e, se a questo quadro si aggiunge l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale, la quota complessiva di chi si informa tramite piattaforme intermedie aumenta ulteriormente.
Secondo il rapporto, questo fenomeno, conosciuto come «platformization», evidenzia come il pubblico prevalentemente più giovane tenda a informarsi principalmente dai contenuti generati dai content creator. Il pubblico si sposta quindi verso formati di video brevi e dinamici corredati da un linguaggio più semplice, diretto e informale. Questo cambiamento, unito alla tendenza «news avoidance», ovvero l’attitudine ad evitare le notizie perché si ritiene creino ansia o siano ripetitive, determina una forte frammentazione che mette a dura prova il mondo giornalistico, alimentando sempre di più una mancanza di fiducia verso i canali tradizionali. È proprio qui che le pubbliche relazioni trovano il loro gancio, sempre più necessario. Come abbiamo visto durante i nostri incontri, quando i canali digitali portano ad una mancanza di credibilità, le PR hanno il compito di riportare al centro il valore umano e le strategie di comunicazione tradizionali. In un contesto di incertezza e di possibili fake news, i professionisti della comunicazione non possono più limitarsi al classico comunicato stampa; diventa invece fondamentale presidiare i canali digitali per offrire punti di riferimento ufficiali e certificati contro la disinformazione, pur proteggendo rigorosamente l’autorevolezza dell’istituzione.
Infine, il rapporto del Reuters Institute, così come i nostri ultimi incontri, ci ricordano che la fiducia non si compra, ma si coltiva negli anni al fine di ottenere un autentico capitale relazionale caratterizzato da coerenza e stabilità. Le relazioni umane sono l’unico vero elemento che tutela la qualità comunicativa della nostra società.